
...e allora, quella superficie scarica, quella zona vuota mi spinge a coprire, a riempire lo spazio libero; un senso di malessere, come l’angoscia che ti prende allo stomaco quando affronti una sfida sconosciuta, mi muove a disegnare: la rappresentazione che nascerà sarà allora emozionale o descrittiva, comunicativa o criptica; l’esigenza di graffiare o lisciare, di mordere o accarezzare la superficie sarà conferita dalla necessità di affrontare il supporto per cavarne un certo effetto. Non sarà molto importante "cosa" occuperà lo spazio, ma "come" si organizzerà il pensiero; al termine della metamorfosi le suggestioni dovranno chiudersi su se stesse: l’idea sarà allora completa, assoluta, perché non avrà più né principio né fine.... il racconto inizia lentamente: come input un ricordo, una suggestione, una emozione; successivamente la trama si sviluppa in figure collegate tra loro da un filo all’apparenza invisibile. La narrazione non è mai, comunque abbandono, rilassamento, ma scontro continuo tra contraddizioni e incoerenze, nella ricerca dell’organizzazione razionale del "campo".
La composizione si anima alla maniera di un racconto di "Le mille e una notte" o come in un film di Luis Buñuel dove il sogno si sviluppa in un altro sogno; all’interno di una storia sono incastrate quindi differenti immagini che giocano, si rincorrono, si susseguono incollate tra loro solo dall’ironia. La logicità della narrazione è solo apparente e comunque creata ad arte per camuffare le emozioni non per spiegarle; è colui che osserva che deve districarsi tra i grumi antropomorfi che nascondono il soggetto principale della storia.
Il risultato quindi non è mai facilmente decodificabile, anche perché all’interno delle immagini si creano movimenti segnici, alle volte accidentali, prodotti dall’uso emozionale dei materiali e degli strumenti dell’operare. Sovente è la tecnica, con la sua capacità alchemica di modificare gli elementi la scintilla che accende la visione; è la voglia di usare certi strumenti, di sentire fragranze antiche perse nel tempo: il pungente odore dell’acquaragia, il profumo della colofonia, la penetrante effusione del bitume o della vernicetta ... che stimola ad operare. Per questo la tecnica non è uno strumento produttivo acritico della visione, ma un vocabolario, una grammatica dell’espressione; il riguardare, lo storcere, il piegare, il manipolare lo schema delle conoscenze gonfia le possibilità emozionali del fare e spesso, se non sempre, queste libertà scavalcano il bisogno del dire. La conoscenza e il possesso della tecnica, la confidenza con gli strumenti del mestiere libera perciò dalla difficoltà dell’esecuzione e rende più sereno il procedere.Ivo Mosele
Hanno scritto: Gino Barioli, Edoardo Bertizzolo, Sergio Bonato, Chiara Costa, Maria Lucia Ferraguti, Patrizia Foglia, Dino Formaggio, Marco Fragonara, Manlio Gaddi, Massimo Gasparini, Chiara Gatti, Benvenuto Guerra, Antonella Iozzo, Mauro Mainardi, Nicola Micieli, Alda Miolo, Vincenzo Perna, Gian Paolo Resentera, Mario Rigoni Stern, Paolo Rovegno, Guido Savio, Gianfranco Schialvino, Marisa Scopello, Stefania Seccareccia, Giorgio Segato, Giovanni Serafini, Alfredo Tisocco, Gian Carlo Torre, Federica Vettori, Gabriella Villani, Karl Vissers.
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